Nel fresco orinatoio alla stazione

sono disceso dalla collina ardente.
Sulla mia pelle polvere e sudore
m’inebbriano. Negli occhi ancora canta
il sole. Anima e corpo ora abbandono
fra la lucida bianca porcellana.
1929
2.
E’ il nobile sesso. E poi, di questo,
sola un’età (nobile sì, ma fresco !).
Di questa solo alcuni rari esemplari.
E infine, e poi… di te, ma tanto tanto
una sola immagine mi è cara.
1938-1949
3.
Veloce va l’atleta adolescente
entro il meriggio placido e lento.
Ma lo abbraccia il crepuscolo, e ne spicca
adesso la sua ferma ombra in Atene.
Se si riveste, noi assistiamo all’epoca
dei calzoncini.
1938-1949
4.
E’ l’ora in cui si baciano i marmocchi
assonnati sui caldi ginocchi.
Ma io, per lunghe strade, coi miei occhi
inutilmente. Io, mostro da niente.
1949-1955

Sandro Penna, da Poesie, Garzanti 2000

Una notte d’estate

-era aperto il balcone
e la porta di casa mia-
la morte in casa entrò.
Si avvicinò al suo letto
-nemmeno mi guardò-
con dita delicate,
qualcosa di molto esile spezzò.
Silenziosa e senza sguardo
ancora la morte mi passò
davanti. Che hai fatto ?
La morte non rispose.
La mia bimba rimase tranquilla
sofferente il mio cuore.
Ahi, quel che la morte ha rotto
era un filo tra noi due !

Antonio Machado, da Poesie complete, CXXIII, 1913 Continue reading

Voi che per li occhi mi passaste ‘l core

e destaste la mente che dormìa,
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.

E’ vèn tagliando di sì gran valore,
che’ deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.

Questa vertù d’amor che m’ha disfatto
da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Sì giunse ritto ‘l colpo al primo tratto,
che l’anima tremando si riscosse
veggendo morto ‘l cor nel lato manco.

Guido Cavalcanti, da Rime, XIII
1290 circa