Una notte d’estate

October 17th, 2014

-era aperto il balcone
e la porta di casa mia-
la morte in casa entrò.
Si avvicinò al suo letto
-nemmeno mi guardò-
con dita delicate,
qualcosa di molto esile spezzò.
Silenziosa e senza sguardo
ancora la morte mi passò
davanti. Che hai fatto ?
La morte non rispose.
La mia bimba rimase tranquilla
sofferente il mio cuore.
Ahi, quel che la morte ha rotto
era un filo tra noi due !

Antonio Machado, da Poesie complete, CXXIII, 1913 » Read the rest of this entry «

Voi che per li occhi mi passaste ‘l core

September 24th, 2014

e destaste la mente che dormìa,
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.

E’ vèn tagliando di sì gran valore,
che’ deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.

Questa vertù d’amor che m’ha disfatto
da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Sì giunse ritto ‘l colpo al primo tratto,
che l’anima tremando si riscosse
veggendo morto ‘l cor nel lato manco.

Guido Cavalcanti, da Rime, XIII
1290 circa

Hasta luego, caballero

September 22nd, 2014

mi ha detto il tassista e stringendomi la mano mi ha assicurato che un giorno ci rincontreremo. Cento all’ora col limite di cinquanta, partiti con più di un’ora di ritardo, tutto in Colombia si oppone a un’idea di organizzazione e pianificazione razionale.

Per la strada solo giovani, chiacchierano, ascoltano musica, due ragazze provano un ballo specchiandosi alla vetrina di una banca. I vecchi, se ci sono non si vedono.

Tra il traffico da metropoli sudamericana, gli edifici cadenti e alcune torri abitative sorprendentemente molto ben progettate, la gioia della vita, presente, intensa.

Mi arriva attraverso una gamma molto modulata di sorrisi, a volte sfacciati, altre più vellutati e misteriosi; se di circostanza, molto ben mascherati.

Come un’onda calda si spande all’aeroporto di Medellin. Quell’abbraccio semplice e intenso che non ti sei meritato, l’effetto di nessuno causa. Con una folata scaccia le sofferenze e pensieri defunti, spazza l’orizzonte e poi si allarga sull’altipiano di Bogotà, coronato dalle montagne, 3000 metri di altezza sul livello del mare.

Qui si chiude il testamento

September 12th, 2014

e finisce, del povero Villon.
Venite al suo seppellimento,
quando sentirete il carillon,
vestiti di rosso vermiglione,
perché in amore è morto martire;
lo giurò sul suo coglione
quando dal mondo volle partire.

E credo bene che non dica bugia,
perché fu cacciato come un cialtrone
dai suoi amori, rabbiosamente,
tanto che da qui al Rossiglione
non c’è cespuglio né macchione
che non gli abbia portato via
un brandello del suo giubbone,
quando dal mondo volle partire.

E’ così, esattamente:
quand’è morto, era uno straccione;
e in più, morendo, malignamente
lo premeva d’Amore il pungiglione;
duro più che l’arciglione
d’una cinghia si faceva sentire
-questo ci colma di stupefazione-
quando dal mondo volle partire.

Principe nobile come un falchetto,
sappiate che fece prima di morire:
si bevve un bicchiere di vino schietto,
quando dal mondo volle partire.

François Villon, ultima ballata del Testament 1416 » Read the rest of this entry «

Fermate tutti gli orologi, staccate il telefono

September 5th, 2014

date un osso succoso al cane, che non abbai,
silenziate i pianoforti e con tamburi velati
portate fuori la bara, cedete il passo ai piangenti.

Volteggino gli aerei gemendo sopra le nostre teste,
scarabocchino in cielo il messaggio Lui E’ Morto;
collarini di crespo al bianco collo delle colombe ufficiali,
e i poliziotti indossino guanti neri di cotone.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est e Ovest,
la mia settimana lavorativa e il mio riposo domenicale,
il mezzogiorno e mezzanotte, la mia parola, il mio canto;
pensavo che l’amore durasse per sempre: avevo torto.

Le stelle ora non sono richieste; spegnetele tutte,
impacchettate la luna e smantellate il sole,
svuotate gli oceani e ramazzate via le foreste;
perché niente può più tornare utile, ormai.

Funeral Blues, Wystan Hugh Auden, da Lighter poems, in Another time (1940)

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