Hasta luego, caballero

mi ha detto il tassista e stringendomi la mano mi ha assicurato che un giorno ci rincontreremo. Cento all’ora col limite di cinquanta, partiti con più di un’ora di ritardo, tutto in Colombia si oppone a un’idea di organizzazione e pianificazione razionale.

Per la strada solo giovani, chiacchierano, ascoltano musica, due ragazze provano un ballo specchiandosi alla vetrina di una banca. I vecchi, se ci sono non si vedono.

Tra il traffico da metropoli sudamericana, gli edifici cadenti e alcune torri abitative sorprendentemente molto ben progettate, la gioia della vita, presente, intensa.

Mi arriva attraverso una gamma molto modulata di sorrisi, a volte sfacciati, altre più vellutati e misteriosi; se di circostanza, molto ben mascherati.

Come un’onda calda si spande all’aeroporto di Medellin. Quell’abbraccio semplice e intenso che non ti sei meritato, l’effetto di nessuno causa. Con una folata scaccia le sofferenze e pensieri defunti, spazza l’orizzonte e poi si allarga sull’altipiano di Bogotà, coronato dalle montagne, 3000 metri di altezza sul livello del mare.