Fermate tutti gli orologi, staccate il telefono

September 5th, 2014

date un osso succoso al cane, che non abbai,
silenziate i pianoforti e con tamburi velati
portate fuori la bara, cedete il passo ai piangenti.

Volteggino gli aerei gemendo sopra le nostre teste,
scarabocchino in cielo il messaggio Lui E’ Morto;
collarini di crespo al bianco collo delle colombe ufficiali,
e i poliziotti indossino guanti neri di cotone.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est e Ovest,
la mia settimana lavorativa e il mio riposo domenicale,
il mezzogiorno e mezzanotte, la mia parola, il mio canto;
pensavo che l’amore durasse per sempre: avevo torto.

Le stelle ora non sono richieste; spegnetele tutte,
impacchettate la luna e smantellate il sole,
svuotate gli oceani e ramazzate via le foreste;
perché niente può più tornare utile, ormai.

Funeral Blues, Wystan Hugh Auden, da Lighter poems, in Another time (1940)

Stop all the clocks, cut off the telephone,
prevent the dog from barking with a juicy bone,
silence the pianos and with muffled drum
bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead
scribbling on the sky the message He Is Dead,
put crêpe bows round the white necks of the public doves,
let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,
my working week and my Sunday rest,
my noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.

The stars are not wanted now; put out every one,
pack up the moon and dismantle the sun,
pour away the ocean and sweep up the wood;
for nothing now can ever come to any good. 

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