Nel fresco orinatoio alla stazione

October 24th, 2014

sono disceso dalla collina ardente.
Sulla mia pelle polvere e sudore
m’inebbriano. Negli occhi ancora canta
il sole. Anima e corpo ora abbandono
fra la lucida bianca porcellana.
1929
2.
E’ il nobile sesso. E poi, di questo,
sola un’età (nobile sì, ma fresco !).
Di questa solo alcuni rari esemplari.
E infine, e poi… di te, ma tanto tanto
una sola immagine mi è cara.
1938-1949
3.
Veloce va l’atleta adolescente
entro il meriggio placido e lento.
Ma lo abbraccia il crepuscolo, e ne spicca
adesso la sua ferma ombra in Atene.
Se si riveste, noi assistiamo all’epoca
dei calzoncini.
1938-1949
4.
E’ l’ora in cui si baciano i marmocchi
assonnati sui caldi ginocchi.
Ma io, per lunghe strade, coi miei occhi
inutilmente. Io, mostro da niente.
1949-1955

Sandro Penna, da Poesie, Garzanti 2000

Una notte d’estate

October 17th, 2014

-era aperto il balcone
e la porta di casa mia-
la morte in casa entrò.
Si avvicinò al suo letto
-nemmeno mi guardò-
con dita delicate,
qualcosa di molto esile spezzò.
Silenziosa e senza sguardo
ancora la morte mi passò
davanti. Che hai fatto ?
La morte non rispose.
La mia bimba rimase tranquilla
sofferente il mio cuore.
Ahi, quel che la morte ha rotto
era un filo tra noi due !

Antonio Machado, da Poesie complete, CXXIII, 1913 » Read the rest of this entry «

Voi che per li occhi mi passaste ‘l core

September 24th, 2014

e destaste la mente che dormìa,
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.

E’ vèn tagliando di sì gran valore,
che’ deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.

Questa vertù d’amor che m’ha disfatto
da’ vostr’occhi gentil’ presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Sì giunse ritto ‘l colpo al primo tratto,
che l’anima tremando si riscosse
veggendo morto ‘l cor nel lato manco.

Guido Cavalcanti, da Rime, XIII
1290 circa

Hasta luego, caballero

September 22nd, 2014

mi ha detto il tassista e stringendomi la mano mi ha assicurato che un giorno ci rincontreremo. Cento all’ora col limite di cinquanta, partiti con più di un’ora di ritardo, tutto in Colombia si oppone a un’idea di organizzazione e pianificazione razionale.

Per la strada solo giovani, chiacchierano, ascoltano musica, due ragazze provano un ballo specchiandosi alla vetrina di una banca. I vecchi, se ci sono non si vedono.

Tra il traffico da metropoli sudamericana, gli edifici cadenti e alcune torri abitative sorprendentemente molto ben progettate, la gioia della vita, presente, intensa.

Mi arriva attraverso una gamma molto modulata di sorrisi, a volte sfacciati, altre più vellutati e misteriosi; se di circostanza, molto ben mascherati.

Come un’onda calda si spande all’aeroporto di Medellin. Quell’abbraccio semplice e intenso che non ti sei meritato, l’effetto di nessuno causa. Con una folata scaccia le sofferenze e pensieri defunti, spazza l’orizzonte e poi si allarga sull’altipiano di Bogotà, coronato dalle montagne, 3000 metri di altezza sul livello del mare.

Qui si chiude il testamento

September 12th, 2014

e finisce, del povero Villon.
Venite al suo seppellimento,
quando sentirete il carillon,
vestiti di rosso vermiglione,
perché in amore è morto martire;
lo giurò sul suo coglione
quando dal mondo volle partire.

E credo bene che non dica bugia,
perché fu cacciato come un cialtrone
dai suoi amori, rabbiosamente,
tanto che da qui al Rossiglione
non c’è cespuglio né macchione
che non gli abbia portato via
un brandello del suo giubbone,
quando dal mondo volle partire.

E’ così, esattamente:
quand’è morto, era uno straccione;
e in più, morendo, malignamente
lo premeva d’Amore il pungiglione;
duro più che l’arciglione
d’una cinghia si faceva sentire
-questo ci colma di stupefazione-
quando dal mondo volle partire.

Principe nobile come un falchetto,
sappiate che fece prima di morire:
si bevve un bicchiere di vino schietto,
quando dal mondo volle partire.

François Villon, ultima ballata del Testament 1416 » Read the rest of this entry «

Fermate tutti gli orologi, staccate il telefono

September 5th, 2014

date un osso succoso al cane, che non abbai,
silenziate i pianoforti e con tamburi velati
portate fuori la bara, cedete il passo ai piangenti.

Volteggino gli aerei gemendo sopra le nostre teste,
scarabocchino in cielo il messaggio Lui E’ Morto;
collarini di crespo al bianco collo delle colombe ufficiali,
e i poliziotti indossino guanti neri di cotone.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est e Ovest,
la mia settimana lavorativa e il mio riposo domenicale,
il mezzogiorno e mezzanotte, la mia parola, il mio canto;
pensavo che l’amore durasse per sempre: avevo torto.

Le stelle ora non sono richieste; spegnetele tutte,
impacchettate la luna e smantellate il sole,
svuotate gli oceani e ramazzate via le foreste;
perché niente può più tornare utile, ormai.

Funeral Blues, Wystan Hugh Auden, da Lighter poems, in Another time (1940)

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Si curva con pere dorate

July 31st, 2014

e folto di rose selvagge
il paese del lago;
e voi cigni beati
ed ebri di baci
tuffate voi il capo
nell’acqua limpida e sacra.

Ma quando viene l’inverno,
dove trovo i fiori e dove
il lume del sole
e l’ombra della terra?
Muti e gelidi stanno
I muri, al vento
stridono banderuole.

Friedrich Hölderlin, Metà della vita
1805 » Read the rest of this entry «

Gita di classe

July 24th, 2014

Per chi avesse pianificato una vacanza estiva a Parigi, ripropongo un racconto breve commissionatomi dal Goethe Institut, precedentemente apparso sul sito di Repubblica.
Buona gita, manu

 

Quando sarai propenso a svalutarmi

July 10th, 2014

e metterai i miei meriti alla berlina,
combatterò dalla tua parte contro di me
e ti mostrerò giusto, benché tu sia spergiuro.
Sono così esperto della mia indegnità
che a tuo favore posso imbastire una storia
di colpe nascoste, di cui mi sarei macchiato,
sicché mollandomi acquisterai più gloria:
così facendo sarò anch’io vincitore,
perché i pensieri d’amore tanto ho inchinato a te
che le ferite che io provoco a me stesso
avvantaggiandoti, mi danno un doppio vantaggio.
Tale è il mio amore, ti appartengo al punto
che per darti ragione mi assumerò ogni torto.

William Shakespeare, dai Sonnets, n. 88
1595-1605 » Read the rest of this entry «

Io vivo in doloroso stato

July 5th, 2014

Per un cavaliere c’ho avuto,
e voglio sia ben saputo
ch’oltre ogni misura l’ho amato.
Vedo ora d’essere tradita,
Ché non gli ho donato il mio amore,
ond’è che mi trovo in errore
dì e notte, nel letto e vestita.

Ben vorrei una sera avere
tra le braccia nude l’amato,
che certo ei sarebbe beato felice
solo ch’io gli facessi da cuscino,
perch’è lui che mi piace più di quanto
non sia piaciuto Florio e Biancofiore:
io gli dono il mio cuore e il mio amore,
il mio senno, i miei occhi e la mia vita.

Bell’amico, gentile e valoroso,
quando vi avrò in mio potere?
Solo una sera insieme a voi giacere
Per farvi dono d’un bacio d’amore!
Sappiate che avrei gran desiderio
Di possedervi in luogo di marito,
a condizione che mi promettiate
di fare solamente ciò che dico.

Contessa di Dia
1173 (?) – 1210 » Read the rest of this entry «

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